Guiglia, ritorna il Fotofestival Vernacolare Internazionale. Artisti internazionali anche da Francia e Turchia

Tiane Doan na Champassak (FR) è un artista visivo francese che combina fotografia, appropriazione e ricontestualizzazione. Lavora con materiali ritrovati, esplorando il détournement e l’acheropita. Un punto focale della sua pratica sono i libri d’artista, alcuni dei quali sono conservati in importanti collezioni. The Clouds of Unconscious è un’installazione fotografica che rianima un archivio dimenticato, ritrovato in un edificio abbandonato a Bangkok in Thailandia. Un’installazione di stampe 10×15 cm invita il pubblico a esplorare la memoria, la cultura materiale e il legame intimo che abbiamo con le immagini perdute.

Matthieu Nicol (FR), ricercatore visivo, collezionista e autore, lavora con immagini d’archivio e vernacolari. Ha pubblicato con RVB Books e Mack/SPBH Editions, esponendo in festival internazionali. Fashion Army presenta immagini d’archivio che documentano test su uniformi e accessori militari. Le foto, tra estetica controllata e tensione latente, interrogano i legami tra ricerca militare e moda contemporanea. Better Food for Our Fighting Men esplora invece come lo U.S. Army abbia affrontato, tra logistica e nutrizione, la complessa sfida di alimentare i soldati in ogni condizione. Le immagini di entrambe le mostre provengono dal Natick Soldiers Research, Development and Engineering Center.

Cemre Yeşil Gönenli (TR), fotografa e artista turca con base a Istanbul, è laureata in Fotografia alla Istanbul Bilgi University, ha un Master in Arti Visive alla Sabancı University e il suo lavoro è stato esposto e pubblicato a livello internazionale. Il suo libro Hayal & Hakikat, premiato a PhotoEspaña 2021, è tra le sue opere più riconosciute. Fondatrice di FiLBooks e docente a Bilgi University, alterna ricerca visiva, scrittura e curatela. La sua mostra Hayal & Hakikat è un’installazione immersiva: fotografie d’archivio ottomane sospese nello spazio si intrecciano con oggetti simbolici, riflettendo sui temi di giustizia, amnistia e libertà.

Erik Kessels (NL), artista, designer e curatore olandese, colleziona fotografie che trova nei mercati delle pulci, nei negozi dell’usato e nelle fiere, ricontestualizzandole e pubblicandole con KesselsKramer Publishing. Tra i lavori più celebri e importanti vi sono la rivista Useful photography e In Almost Every Picture. PetriPaselli (IT) è il duo bolognese formato da Matteo Petri e Luciano Paselli, la cui poetica unisce il collezionismo domestico e popolare all’infanzia e al ricordo condiviso. La mostra The Stand-in Groom racconta la storia di Mina, una delle oltre 12.000 donne italiane che, tra il 1945 e il 1976, si sono sposate per procura. Quella della giovane bolognese è una messinscena emozionante, immortalata prima con un amico nel ruolo di sposo e poi nel ricongiungimento con il vero marito: un racconto visivo di amore, ostinazione e memoria.

Alessandra Calò (IT), artista e fotografa originaria di Taranto, ha realizzato opere esposte in prestigiose mostre e festival internazionali. Legata a tematiche come la memoria e l’identità, Calò si dedica alla riappropriazione e reinterpretazione di materiali d’archivio attraverso antiche tecniche di stampa off-camera. Attraverso materiali d’archivio, Fotoscopia, nata in occasione dei cinquant’anni dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, racconta storie e trasformazioni, celebrando la fulminante bellezza dei metodi diagnostici in un dialogo tra schizzi esegetici, screening mammografici e particolari d’arredo dell’ospedale. L’installazione comprende testi di Irene Russo.

Yvonne De Rosa (IT), fotografa e fondatrice dei Magazzini Fotografici di Napoli, esplora il mezzo fotografico come strumento narrativo, creando un dialogo sospeso tra passato e presente. La sua ricerca si nutre di tempi sospesi per riflettere su temi contemporanei. A MIA MADRE nasce dalle storie dei giovani soldati che hanno frequentato la Chiesa della Scuola Militare Nunziatella di Napoli. Attraverso immagini cariche di meraviglia e malinconia, il progetto racconta l’impatto della guerra sulla giovinezza, sovvertendo la linearità del tempo e invitando a riflettere sull’assurdità dei conflitti.

Francesco Lughezzani (IT) ha frequentato il corso progettuale di Spazio Labo’ e il Master in fotografia di Reportage Contemporaneo e dal 2017 collabora con il Circolo del Cinema di Verona. Ha svolto ricerche sugli archivi della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e della Cineteca di Bologna, oltre a insegnare materie audiovisive e a fondare Ezme Film, casa di produzione attiva nella film education. Il suo progetto San Servolo è una ricognizione archivistica che indaga l’uso della fotografia al manicomio sull’omonima isola veneziana, esplorando la sua funzione terapeutica (ergoterapia) e relazionale (rapporto medico-paziente, concezione visuale e incasellamento sociale).

Matteo Schiavoni (IT), nato a Giulianova nel 1993, vive e lavora a Modena. Usa la fotografia per esplorare identità, infanzia e memoria, spesso lavorando su vecchi rullini trovati, sui quali sovrappone nuove immagini, creando stratificazioni temporali. Ha esposto in diverse collettive. Il suo progetto, Alabaster, affronta il tema della liminalità attraverso sovrapposizioni fotografiche che fondono storie passate e luoghi dell’infanzia. I confini tra le immagini si dissolvono, generando una narrazione fluida e continua che invita l’osservatore a perdersi in uno spazio di memoria e possibilità.

Sergio Smerieri (IT), membro del comitato scientifico di GU.PHO., grazie all’incontro con Franco Vaccari ed Erik Kessels concretizzata la sua passione per le foto trouvèe, da sempre presente in forma latente nella sua ricerca. Ricordi, riti, amicizie, scuola o qualsiasi altro evento dell’infanzia di Sergio Smerieri è legato a Guiglia. Rewind and Forward riunisce fotografie vernacolari di guigliesi, allora bambini, accostandole a ritratti contemporanei scattati nello stesso luogo che, in molti casi, non è cambiato per nulla, mentre il soggetto lo è eccome. Un’ operazione semplice, poco pretenziosa e piena di affetto.

Il Vernacular Social Club (FR) porta in vita e dona visibilità ad archivi non documentati di ogni tipo ed è rappresentato dai suoi fondatori Lukas Birk (AT), fotografo, archivista ed editore che compie una ricerca multi-disciplinare finalizzata alla creazione di archivi fotografici sparsi in giro per il mondo, e Jean-Marie Donat (FR), fotografo, collezionista ed editore francese che ha raccolto un archivio di 40.000 fotografie da tutto il mondo, scelte per il messaggio culturale e sociale, ma soprattutto per la profonda umanità che comunicano. War & Peace è un’esplorazione visiva collettiva del conflitto e dell’armonia attraverso la fotografia vernacolare, offrendo spunti su come le persone comuni vivono ed elaborano queste forze opposte. Gli spettatori, attraverso un’esperienza interattiva e immersiva, sono invitati a riflettere sulle tensioni tra serenità e caos, stimolando prospettive diverse su questioni storiche e contemporanee.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: https://gupho.art/

Pubblicato: 09 Giugno 2025