Ecco le schede sintetiche degli otto modenesi che hanno avuto il riconoscimento di “Giusti tra le nazioni”.
Arrigo Beccari (1909-2005), originario di Castelnuovo Rangone, ordinato sacerdote nel 1933, viene nominato parroco a Rubbiara di Nonantola, e lì rimane sino alla morte. La sua attività di aiuto ai perseguitati inizia nel 1940 e si concretizza nella realizzazione di documenti falsi sia per oppositori al regime fascista che per gli ebrei. Con l’8 settembre si adopera per mettere in salvo – insieme a Giuseppe Moreali – 73 ragazzi ebrei ospiti a Villa Emma. Arrestato il 16 settembre 1944 e rinchiuso nel carcere di San Giovanni in Monte, è liberato il 22 aprile 1945.
Odoardo Focherini (1907-1944), carpigiano, s’impegna in varie associazioni, in particolare nell’Azione Cattolica di cui è presidente diocesano. Nel 1942 gli viene affidato l’incarico di far espatriare un gruppo di ebrei polacchi clandestini, il suo impegno più consistente in favore dei perseguitati inizia dopo l’8 settembre 1943. Con don Dante Sala organizza una rete clandestina che porterà alla salvezza alcune decine di persone. Arrestato l’11 marzo 1944, è incarcerato a San Giovanni in Monte, poi trasferito al Campo di Fossoli, per passare a Gries (Bolzano) e a Flossenburg; muore il 27 dicembre 1944 nel sottocampo di Hersbruck. Nel 1996 è iniziato il processo di beatificazione.
Sisto Gianaroli (1895-1977) e la moglie Albertina Seruti Gianaroli (1908-1990) originari rispettivamente di Pavullo e Serramazzoni, negli anni della guerra lavorano al mulino di Casa Lancelotti a Gombola di Polinago. In seguito all’occupazione nazista, offrono ospitalità agli Ottolenghi, famiglia ebrea proveniente da Ferrara. Nazisti e fascisti si presentano più volte al mulino per cercare i fuggiaschi. Ospitano per alcuni giorni anche alcuni aviatori alleati i cui aerei erano stati abbattuti a nord della Linea Gotica.
Antonio Lorenzini (1894-1966) originario di Sassostorno, frazione di Lama Mocogno, nel 1914 viene mandato a combattere come alpino. Il 30 dicembre 1915, ferito in combattimento, subisce l’amputazione della gamba sinistra. Negli anni della Seconda guerra mondiale lavora come impiegato all’ufficio anagrafe del Comune di Lama Mocogno, accede a carte di identità in bianco e a timbri originali, riuscendo a salvare moltissime persone.
Giuseppe Moreali (1895-1980) nasce a Sassuolo. Medico condotto a Nonantola, contribuisce al salvataggio dei 73 ragazzi ebrei di Villa Emma insieme a don Beccari. Don Beccari e Moreali continuano l’attività di soccorso ai perseguitati. A questa attività clandestina affianca l’attività di medico condotto dei nonantolani e dei partigiani. Informato di essere stato “etichettato” come membro della Resistenza, rifiuta la possibilità che gli era stata offerta di abbandonare Nonantola.
Benedetto Richeldi (1912-1997) nasce a Roccasantamaria, frazione di Serramazzoni. Ordinato sacerdote, viene destinato a Finale Emilia, poi a Massa Finalese quindi a San Felice sul Panaro. Opera per mettere in salvo dodici ebrei perseguitati, quindi pianifica la loro fuga verso la Svizzera: prepara documenti falsi, provviste per il viaggio. Denunciato e ricercato nel luglio 1944, si rifugia con falso nome (don Carlo) a Palagano sino alla fine della guerra.
Dante Sala (1905-1982), carpigiano, diventa sacerdote nel 1935. Cappellano a Mirandola, dal 1937 al 1947 è parroco di San Martino Spino. Dopo l’8 settembre 1943 ospita in canonica una famiglia di ebrei jugoslavi, cercando di organizzare per loro una via di fuga, condivide la sua esperienza con Odoardo Focherini. I due si impegnano a costituire una rete clandestina di aiuti per accompagnare gli ebrei, a piccoli gruppi, verso la Svizzera. Dopo alcuni viaggi, nei quali salva anche delle famiglie di ebrei modenesi, il 4 dicembre 1943 è arrestato e incarcerato. Ritornato a casa, riesce ad impedire la deportazione di un centinaio di suoi parrocchiani da San Martino Spino al lavoro coatto in Germania.
Sono in corso le pratiche per l’attribuzione del titolo di Giusto a Francesco Vecchione, capo di gabinetto della Questura di Modena dal 1938 al 1948, il quale rischiò ripetutamente la vita per salvare ebrei ed antifascisti.